Questo brano si muove all'interno del genere progressive, in questo caso prog-folk, in quanto ha una sua progressione ma ha anche una strofa che alla fine torna, perché puoi progredire quanto vuoi, ma poi tutti dobbiamo tornare da dove siamo venuti, ma l'importante è tornare più consapevoli del percorso fatto. Questo brano parla di un'anima che si identifica tale dopo un percorso terreno assai intenso e difficile da lasciar andare, con l'insorgere di un conflitto tra materia e spirito che nasce per purificare l'anima attraverso il ricordo ancestrale di tutte le nostre esistenze e delle loro mete intrinseche volte alla catarsi, trovando nella resa la vera e sublime forma di libertà.
"Limpida essenza
dinanzi alla morte s'appresta,
e sfuggevole quella luce
s'insinua dall'al di là,
e squarcia la mia anima a metà
che si aggrappa alle ossa,
ma questo no,
non è solo un addio,
non è solo un'addio,
lungi da me, mio Dio.
E sia acqua nel deserto
per i fiori sulle bare,
annegati dal mar morto
ucciso dal sale,
mentre risorge dallo sconforto
lo spirito ancestrale
che spira nell'affanno
quel vento maestrale
che soffoca ogni male
ogni male in ogni mare,
ogni male in ogni mare,
ogni male in ogni mare,
ogni mare in ogni male.
Ora che son desto
riconosco la via per l'inferno
e scelgo la mia follia
per la pace dei sensi tuoi."